La tassa di soggiorno la decide il Comune, la paga l'ospite e la versa chi ospita.
Ecco come funziona per chi affitta una casa vacanza, quali esenzioni si trovano quasi ovunque e dove leggere la tariffa del proprio Comune.
In breve
- La tassa è a carico dell'ospite, per notte.
Tu la riscuoti e la versi al Comune: se non la versi, il responsabile verso il Comune sei tu. - Tariffa, notti massime, esenzioni e scadenze le decide ogni Comune: cambiano da un posto all'altro e anche durante l'anno.
- Oltre ai versamenti del Comune c'è una dichiarazione annuale telematica entro il 30 giugno dell'anno dopo.
Come funziona
L'imposta di soggiorno è prevista dall'art. 4 del D.Lgs.
23/2011.
Non la applicano tutti i Comuni:
la decidono con una delibera i Comuni capoluogo, le unioni di Comuni e i Comuni inseriti negli elenchi regionali delle località turistiche e delle città d'arte.
Ogni Comune fissa con il suo regolamento:
- quanto:
una cifra a persona per notte, che può cambiare con il tipo di alloggio o con la stagione, oppure una percentuale sul prezzo; - per quante notti:
molti Comuni la fanno pagare solo per le prime notti di ogni soggiorno; - chi è esente, come e quando si versa.
Chi la paga e chi la versa
La paga chi alloggia.
Chi gestisce l'alloggio è responsabile del pagamento dell'imposta al Comune, con diritto di rivalsa sugli ospiti (art. 4, comma 1-ter, D.Lgs.
23/2011): se l'ospite non te la dà, resti tu il debitore verso il Comune.
Anche i portali che incassano il canone o intervengono nel pagamento sono responsabili dell'imposta (art. 4, comma 5-ter, DL 50/2017).
In alcuni Comuni una piattaforma la riscuote da sola per le sue prenotazioni:
controlla sul sito del Comune cosa resta da fare a te, per esempio per le prenotazioni dirette.
Le esenzioni più comuni
Ogni Comune ha le sue, e vanno documentate.
Quelle che si trovano quasi ovunque:
- i bambini, sotto una certa età:
la soglia cambia, per esempio sotto i 12 anni a Firenze e sotto i 13 a Torino; - malati e chi li accompagna, disabili gravi e un accompagnatore;
- in molti Comuni i residenti e gli studenti universitari, con regole proprie;
- autisti e accompagnatori di gruppi turistici.
Il Comune può chiedere un modulo di esenzione firmato dall'ospite: conservalo, perché è la prova per non far pagare la tassa.
Nel dubbio, la fonte è il regolamento del tuo Comune.
Quanto si paga: tre esempi con tariffe vere
Tariffe lette sulle pagine ufficiali dei Comuni il 13 ottobre 2026, per le case e gli appartamenti per vacanze e le locazioni brevi (a Milano il PDF delle tariffe 2026).
Gli ospiti dell'esempio sono inventati.
| Comune | Tariffa | Notti massime | Esenzione dei bambini |
|---|---|---|---|
| Milano | 9,50 € a persona a notte (2026) | vedi regolamento | vedi regolamento |
| Firenze | 6,00 € a persona a notte (dal 1° febbraio 2025) | 7 | sotto i 12 anni |
| Torino | 3,80 € a persona a notte (dal 1° aprile 2026) | 7 | sotto i 13 anni |
Esempio a Firenze: due adulti e un bambino di 10 anni restano 4 notti.
Il bambino è esente, quindi pagano in due: 2 persone × 4 notti × 6,00 € = 48,00 €.
A Bologna la tassa è invece una percentuale del prezzo della notte, con un tetto a persona: in casi così guarda sempre la delibera.
In un Comune come «Borgo del Lago», immaginario, con 2,00 € a notte, la stessa famiglia verserebbe 2 × 4 × 2,00 € = 16,00 €.
Cosa fai tu, in ordine
- Cerca la tariffa e il regolamento del tuo Comune (vedi sotto) e annotati data di decorrenza, notti massime ed esenzioni.
- Scrivilo agli ospiti prima dell'arrivo, anche nell'annuncio: la tassa è a parte rispetto al prezzo del soggiorno.
- Riscuoti la tassa e rilascia la ricevuta se il Comune la chiede.
Tieni la tassa separata dal prezzo del soggiorno. - Comunica e versa al Comune nei tempi del suo regolamento:
per esempio a Firenze la dichiarazione è mensile e il versamento va fatto entro il 15 del mese dopo, a Torino la dichiarazione è trimestrale (15 aprile, 15 luglio, 15 ottobre e 15 gennaio). - Conserva i documenti delle esenzioni e dei versamenti: Firenze, per esempio, chiede di tenerli 5 anni.
- Entro il 30 giugno dell'anno dopo presenta la dichiarazione annuale telematica cumulativa (art. 4, comma 1-ter, D.Lgs.
23/2011).
Sanzioni
Per la dichiarazione annuale la legge prevede, per l'omessa dichiarazione, una sanzione pari al 100% dell'imposta non versata, con un minimo di 50 €, e per la dichiarazione infedele il 40%, con un minimo di 50 € (art. 4, comma 1-ter).
Per i ritardi nei versamenti e nelle comunicazioni mensili valgono le sanzioni del regolamento del tuo Comune.
Dove trovare la tariffa del tuo Comune
- Sul sito del Comune: cerca «imposta di soggiorno» nella sezione Tributi.
Guarda la data di aggiornamento della pagina e se la tariffa vale «dal 1° gennaio» o da un altro giorno. - Nella delibera di Giunta o di Consiglio dell'anno e nel regolamento: i siti di terzi riportano spesso tariffe vecchie.
- Sul portale del gestore:
molti Comuni usano un portale per la dichiarazione e il versamento (a Torino, per esempio, l'applicativo «Soggiorniamo»). - All'ufficio tributi, se tariffa o categoria non sono chiare, per esempio quando la tua locazione non è nominata nella delibera.
Le tariffe cambiano: Firenze è passata da 5,50 a 6,00 € nel 2025, Torino ha nuove tariffe dal 1° aprile 2026.
Riguarda la pagina del Comune a ogni inizio anno e prima dell'alta stagione.
Per una decina di Comuni turistici abbiamo scritto la guida completa, per esempio Stresa, Positano, Alghero e Lazise: sono tutte nell'elenco delle guide.
Errori comuni
- Includere la tassa nel prezzo senza dirlo.
Va indicata a parte e riscossa dagli ospiti. - Fidarsi di una tariffa trovata su un sito di terzi.
Vale la pagina del Comune. - Non conservare i moduli di esenzione.
Senza, il Comune può chiederti l'imposta. - Dimenticare le prenotazioni già fatte quando la tariffa cambia.
Firenze, per esempio, spiega che per le prenotazioni anteriori all'aumento può restare da riscuotere la differenza. - Confondere la tassa con il tuo incasso.
Non è un tuo ricavo: la incassi per conto del Comune.
Per il resto degli obblighi a ogni arrivo, vedi le guide su Alloggiati Web, sulla ricevuta all'ospite e sulla cedolare secca.
In Ospitoria
Incassi e tasse
Quanto ti resta davvero, e quanto mettere da parte.
In arrivo
Avvisami al lancio →Domande frequenti
Chi paga la tassa di soggiorno negli affitti brevi?
La paga l'ospite.
Chi gestisce l'alloggio la riscuote e la versa al Comune ed è responsabile del pagamento, con diritto di rivalsa sugli ospiti (art. 4, comma 1-ter, D.Lgs.
23/2011).
Quanto costa la tassa di soggiorno?
Lo decide ogni Comune.
Per esempio, nel 2026:
9,50 € a persona a notte a Milano, 6,00 € a Firenze, 3,80 € a Torino.
Cerca sempre la tariffa sul sito del tuo Comune.
Chi è esente dalla tassa di soggiorno?
Dipende dal regolamento del Comune.
Di solito i bambini sotto una certa età (per esempio 12 anni a Firenze, 13 a Torino), i malati e gli accompagnatori, i disabili gravi e, in molti Comuni, i residenti e gli studenti universitari.
L'esenzione va documentata.
Se l'ospite non paga la tassa, cosa succede?
Chi gestisce l'alloggio è responsabile verso il Comune e ha il diritto di rivalsa sull'ospite.
Per questo conviene dirlo prima dell'arrivo e riscuoterla al check-in o in anticipo.
Cosa succede se non presento la dichiarazione entro il 30 giugno?
Per l'omessa dichiarazione la sanzione è pari al 100% dell'imposta non versata, con un minimo di 50 €.
Per la dichiarazione infedele è il 40%, con un minimo di 50 € (art. 4, comma 1-ter, D.Lgs.
23/2011).
Ultimo controllo: 13/10/2026.
Fonte: D.Lgs.
23/2011, art. 4, DL 50/2017, art. 4, comma 5-ter, Comune di Firenze, Comune di Torino, Comune di Milano, tariffe 2026, Comune di Bologna.
Le regole e le tariffe cambiano da Comune a Comune: verifica sempre sul sito del tuo Comune.
Non è una consulenza fiscale né legale.
Queste informazioni sono indicative e non sono una consulenza fiscale né legale.
Regole e tariffe cambiano: controlla sempre le fonti ufficiali del tuo Comune.
